Premettendo che non è di mia ideazione ma bensì fu già applicato con successo dai miei genitori circa 26 anni fa' vi spiego in cosa consiste.
Ingredienti:
- pratica da svolgere all'ufficio anagrafe
- pazienza (molta)
- ufficio deserto (consuetudine)
- bambino (il più vivace possibile)
Tempo di preparazione: 30 minuti
Tempo di esecuzione: 5 minuti
Esecuzione:
Circa tre anni fa, durante le feste natalizie, mi recai con mia figlia in comune di Camposampiero per registrare il mio cambio di residenza presso l'appartamento che acquistai, chiesi informazioni e mi dissero di rivolgermi all'ufficio anagrafe adiacente.
Varcai la soglia, visualizzai le varie postazioni di lavoro piene di pratiche, separate dal pubblico da un bancone in legno, genere bar del far west, e non vidi nessuno.
A prescindere dal concetto di privacy, chiunque potrebbe passare dietro e farsi gli affari altrui o peggio impossessarsi di documenti ed informazioni personali, rimasi sconcertata dal fatto che non ci fosse proprio NESSUNO.
Il pensiero fu: "Sono arrivata giusto nella loro pausa caffè". Attendo, dato che a prescindere dal fatto che sono dei dipendenti comunali sono comunque esseri umani con i loro bisogni, anche se ricordo che in passato un pausa di 5 minuti nell'arco di 4 ore lavorative mi costò un richiamo verbale dal datore di lavoro.
Passarono 5, 10, 15, 20 minuti, di un impiegato nemmeno l'ombra!
Mia figlia, all'epoca di soli 3 anni, iniziava a divenire irrequieta ma, bisognava pazientare, prima o poi sarebbe arrivato qualcuno e frattanto i cittadini si affacciavano, vedevano il deserto e mi chiedevano se fosse aperto l'ufficio, la mia risposta consisteva in una espressione facciale che comunicava: "Così dovrebbe essere!"
Passa mezz'ora e nessun impiegato si era ancora affacciato almeno per vedere se qualche povero cittadino avesse bisogno di qualcosa.
In quei momenti in cui la pazienza inizia a degenerare in un istinto omicida (mia figlia che ogni 10 secondi mi chiedeva di andarcene, pratica in mano, nessuno allo sportello, 30 minuti in attesa), e l'unica cosa che vorresti è un mitragliatrice per far sentire: "Qui c'è gente che aspetta!", ho un flash di uno di quegli episodi che mamma raccontava sempre ai miei amici con lo scopo di divertire, ma che in realtà ti sprofondavano nella vergogna.
Spesso le idee giuste arrivano per caso!
Sorrido, prendo in braccio la mia bambina, la cui pazienza era finita già 25 minuti prima, e la metto a sedere sull'ampio bancone badando a che non si faccia male. Per una bambina vivace trovarsi "costretta" in uno spazio limitato rispetto ai vari corridoi del comune, non è decisamente ciò che vorrebbe. Tutto ciò si convertì in forti "dichiarazioni" di rifiuto rispetto alla nuova posizione acquisita, dichiarazioni espresse con urla e calci rigorosamente sul bancone.
Il risultato fu che in meno di 10 secondi apparirono non uno ma ben due impiegate comunali.
"Caspita! Qui c'è del personale! Non è una Ghost City!"
Infastidite dalle lagne di mia figlia si prodigarono, in due (che servizio!), a lavorare sulla mia pratica al fine di mandarmi via il prima possibile, 5 minuti ed ero fuori!
Questo non vuole essere un suggerimento per un uso costante del metodo, ma solo in casi estremi e SEMPRE tenendo conto della sicurezza dei propri bambini. Purtroppo gli uffici sono poco sensibili alle esigenze dei cittadini ed al fine di ottenere il servizio, che è dovuto e non un piacere, bisogna ricorrere a dei metodi apparentemente moralmente scorretti ma pur sempre efficaci.